venerdì 21 novembre 2008

PER ILARIA

Venere in cera, della Sezione di zoologia "La Specola" del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze....bella fuori e bella dentro...



Ilaria Venere tascabile.Immagino che il peso, se di esso si può parlare in tal situazione, di un essere dal cuore sì leggiadro, come solo il volo d'una bianca farfalla può disegnare nella nostra mente, sarà tra le mie braccia come il peso del pensiero d'un bimbo d'innanzi alla giostra del bruco mela, quando vestiti a nozze scenderemo la gradinata della chiesa.
La mia Venere diffonde la luce di quel pianeta che riflette sì bene i raggi del nostro sole e di tutte le stelle del firmamento, dai suoi occhi nocciola al mio cuore quando, ogni mattina poggio le mie assonnate labbra slla sua tiepida fronte liscia e riposata, per darle il buongiorno.

I capelli, della seta più pregiata non temon confronto e tra le mie mani profumano del miele e del grano appena colto. Essi cadon sul viso della sorridente, imbronciata, serafica, sensuale, caparbia donna, incorniciando il roseo ovale come l'opera di un Leonardo, quasi a ricordare quanto mistero si cela dietro il suo sguardo: esso ti segue ovunque.

Il sorriso di perle lascia che il suo canto di sirena trasformi le parole in musica. Quando Ilaria canta il mondo si ferma e il sole e la luna incantati e commossi vedon nella figlia loro il sublime che trascende la forma.

Le sue parole non cadon mai nel vuoto; come frecce di Cupido trafiggono i cuori degli uomini che, incapaci di mentire al suo cospetto, si lascian cadere sulle ginocchia rapiti nell'ascolto di geometrie del Vero mai udite.

Tra i seni che sembran beffeggiarsi del tempo e del suo corso, e i fianchi di madre non sospetta, v'è un ventre che raccoglie la saggezza di millenni: esso morbidamente avvolge il peso di una vita che il suo dorso ha faticato a sostenere.

Ilaria non parla mai a vuoto. Le sue parole hanno il peso dei pianeti e la saggezza delle stelle.

Ella ha reso il suo mestiere un'arte. Lei con meraviglia conduce passo passo le persone a ritrovar nel proprio cuore l'aiuto, che tanto anelan di trovar sulle altrui spalle. Tutti chiedon di Lei. Tutti La cercano. Il suo cuore solca le acque della vita e accoglie in Sè senza distinzione, senza giudizio, il bene e il male, come se tra le persone che la possono aiutare e quelle che la possono ferire non vi sia differenza. Il suo giudizio si ferma solo sul dirupo dove le insicurezze di donna vacillano.

A volte si confonde con la sua forma, si dimentica Chi è e che cosa fà e si lascia andare ad un pianto.

Trova sempre però la forza per mutare le lacrime salate in dolci perle di canditi speziati, si adagia sul suo cuore e ricomincia il canto: Ilaria .

martedì 18 novembre 2008

IN VIAGGIO CON IL PENSIERO:


IN VIAGGIO CON IL PENSIERO:

il pensiero, il pensato, il pensatore, un percorso bio-psico-filologico della mente umana.

Premessa:
partendo dall'assunto che non vi è nè un Inizio nè una Fine, bensì un inizio della fine e una fine dell'inizio, considerando la ciclicità dei fenomeni naturali del mondo classico, mi propongo di condurre ciò che oggi viene definita psicologia a ritroso, in un viaggio verso le proprie origini, passando per la fisiologia, arrivando alla filosofia, utilizzando le scoperte della fisica quantistica per spiegare in modo semplice il viaggio della coscienza umana attraverso il mondo del pensiero, e di come questo possa essere considerato non solo proprio della mente umana, ma appartenente anche all'ambiente esterno dall'uomo.
Definire dunque l'interazione tra il paesaggio interiore umano, rappresentato fisicamente dal sistema nervoso, e quello esteriore dei fenomeni, rappresentato dal contesto naturale e sociale, cercando di rispondere in modo semplice ai quesiti cosa? chi? come? dove? quando? perchè? è l'obbiettivo principale di questa ricerca. L'obbiettivo secondario si propone invece di incuriosire il lettore, affinchè questi possa interrogarsi sulla natura del proprio pensare e sulla natura degli eventi che "accadono" nella sua sfera personale, nel contesto in cui vive e, allargando la visuale, nel mondo intero, augurandosi che Egli possa sperimentare in prima persona, coscientemente, la natura del Pensiero Vivo, capendo la responsabilità che ne deriva, senza per questo privarsi della gioia che tale scoperta può procurare.
Buon viaggio! :)

COSA?

Prendendo come soggetto il Pensiero vorrei trovare una definizione che lo potesse contestualizzare in un ambiente per natura ostile, come quello della mente umana. Definisco quest'ultima "ambiente ostile" per il fatto che al suo interno, un pensiero, per poter sopravvivere e trovare quindi una rete neuronale che lo fissi, analogamente all'uomo e all'ambiente in cui egli vive, esso deve potersi adattare. Deve trovare quindi delle "credenze", delle informazioni, delle memorie che gli permettano di creare un concetto, di rendersi quindi visibile alla coscienza. Non sempre un pensiero trova dei dati, delle consuetudini che gli permettano di concretizzarsi in un processo sinaptico stabile. Tra le definizioni della parola pensiero che ho trovato sul dizionario della lingua italiana, quella che a mio parere meglio la descrive, ai fini della nostra contestualizzazione è la seguente: il contenuto di ogni singolo atto del pensare, del riflettere, immaginare.
Ciò che al giorno d'oggi più si avvicina alla definizione epistemica, (episteme=scienza esatta secondo Platone), di Pensiero, lo propone la fisica quantistica, definendo tutta la materia "pensiero collassato". Premettendo che secondo la visione quantistica del mondo la materia è vuota, vacua, possiamo arrivare a dare una forma fisica al pensiero. Il pensiero viene proiettato sottoforma d'immagine olografica, a volte ricca di suoni, sapori, odori, sensazioni tattili, a livello del lobo frontale del cervello. Più ricco di particolari è il pensiero più il nostro corpo lo percepisce come reale. I sogni ne sono una tangibile testimonianza. Le informazioni che ci permettono di vivere questi pensieri sono le stesse che ci permettono di percepire il mondo esterno. Ora, secondo la teoria delle superposizioni, il pensiero esiste in una dimensione subatomica ad infiniti livelli di possibilità. Attraverso i sensi l'uomo, nel ruolo dell'osservatore, elaborando i dati alla velocità di 400 miliardi d'informazioni al secondo, (a livello conscio solo 2ooo di esse), manifesta l'osservato in base alle credenze, alle conoscenze, alle informazioni che sono nate e cresciute con lui.



DOVE?

I sostenitori delle teorie alla cui base si pone la genetica vedono l'uomo come l'espressione di un codice genetico che si esprime a livello biologico, psicologico e sociale. Questi fattori sembrano influenzarsi reciprocamente durante l'intera fase vitale dell'uomo, assumendo ognuno un ruolo da protagonista, nelle diverse fasi che lo portano dalla nascita alla morte.
Il corredo genetico unico per ogni individuo, anche se con peculiarità comuni, pone le basi per lo sviluppo delle caratteristiche specie-specifiche dell'uomo. Nel proprio Dna l'uomo possiede capacità di conoscenza e adattamento non comuni a nessun altro essere vivente sul nostro pianeta. Il proprio patrimonio genetico determina la struttura neurale e le potenzialità del nostro cervello, ma l'esperienza e l'interazione con l'ambiente esterno ne favoriscono il pieno sviluppo o il deterioramento. Lo sviluppo dei processi cognitivi quali il linguaggio, la memoria, la capacità di apprendimento, avvengono in fasi precise del ciclo vitale umano, le quali precludono la possibilità di tale sviluppo al di fuori di esse, dove può avvenire solo parzialmente. Il contesto sociale in cui ciò avviene determina il grado di sviluppo di tali potenzialità. L'aggettivo Ecologico definisce in molti modelli teorici di psicologia moderna, la necessità di comprendere i comportamenti umani contestualizzandoli.
Le Doux afferma : " Tu sei le tue sinapsi. Esse sono chi sei Tu".

COME?

Definire un Sè sinaptico significa dare un identità biologica alla mente umana.
L'uomo interagisce con l'ambiente attraverso la mediazione del Sistema Nervoso, il quale si suddivide in Sistema Nervoso Centrale e Sistema Nervoso Periferico. Il S.N.C. comprende midollo, tronco, cervelletto ed encefalo, ilS.N.P. comprende un elaborata rete di nervi che, diramandosi dal S.N.C. raggiungono tutte le parti del corpo. Il S.N.P. si suddivide ulteriormente in due: sistema somatico che regola l'attività dell'apparato scheletrico, e sistema autonomo che controlla visceri, muscoli lisci del sistema digestivo, vasi sanguigni e muscolatura. Il sistema autonomo suddividendosi ancora in sistema simpatico, (funzione attivante), e parasimpatico o neurovegetativo, (funzione inibente), regola l'omeostasi generale del corpo. I 5 sensi, rilevando le informazioni dall'ambiente esterno, eccitano il sistema nervoso che invia impulsi bioelettrici al cervello, dove vengono elaborati e tradotti in informazioni. Il cervello si è evoluto nel corso di 40 milioni di anni sviluppando quelle aree deputate all'intelletto a discapito di quelle preposte alle sensazioni e all'istinto. Il neurone è la cellula fondamentale del cervello ed è attraverso di esso che avviene il passaggio d'informazioni che permettono l'attività del pensare. Il corpo cellulare che forma il neurone, possiede un nucleo come le altre cellule, ma la sua membrana è formata da molte diramazioni che si suddividono in assoni e dendriti. Attraverso l'assone, il quale possiede una guaina mielinica che rivestendolo lo isola, l'informazione viaggia sottoforma di filamenti proteici veicolati da un impulso elettrico che li fa scorrere lungo dei microtubuli, anch'essi formati da proteine, i quali assomigliano a dei binari. Attraverso di essi i filamenti raggiungono la parte terminale dell'assone, dove vengono elaborati da particolari enzimi che li avvolgono in vescicole trasformandoli in neurotrasmettitori. Le vescicole sorpassano la membrana nella fessura sinaptica rilasciando i neurotrasmettitori che possedendo una particolare carica elettrica vengono attirati dai dendriti recettori con carica opposta del neurone ricevente. Le informazioni vengono passate così da un neurone all'altro fissando una rete neurale, che permetterà di esperire determinati pensieri e particolari emozioni legate all'interpretazione di questi, basata su memorie e vissuti riconosciuti dal sistema sinaptico.

QUANDO?

Dal mito della caverna platonica alla forma-non forma buddista, passando per il pleroma gnostico al divenire taoista, interpretando le parabole cristiane e le massime sufi, arrovellandoci sui koan zen e i miti industi, meravigliandoci davanti alla perfezione matematica della cabala ebraica, non si può fare a meno di notare che quando l'uomo scava dentro di Sè per cercare le chiavi di una conoscenza perduta che possa rispondere ai quesiti fondamentali come: chi sono? perchè sono? da dove vengo?, egli giunge sempre a una conclusione: L'essere umano fa parte di un mondo di idee, espresse attraverso un Verbo, quindi una conoscenza, un linguaggio, propri di un Essere Superiore, che pervade la sua Creazione con la Coscienza-conoscenza di Sè stesso. Se l'essere umano è egli stesso frutto di un idea, di un pensiero, può essere forse il veicolo attraverso il quale il Primo pensatore, l'Osservatore fa esperienza del ricordo di Sè?

CHI?

In conclusione, chi è il Pensatore? C'è una sostanza fondamentale che fa oscillare gli elettroni attorno al nucleo di un atomo, che ci fa apparire questo mondo come tale, che ci rende simili al nostro interno, negli atomi, e che ci rende unici nella nostra manifestazione, nell'insieme di personali credenze che, attivando le reti neurali, formano le nostre personalità. Questa sostanza può essere la coscienza? L'osservatore? Il pensatore in ultima analisi è il pensato, in quanto esso s'identifica con la propria personalità, frutto di modelli sinaptici. Penso quindi che, attraverso le meravigliose scoperte delle scienze di frontiera, il Pensiero sia diventato forma tangibile solida e reale. Ciò che non ha forma e non è ancora tangibile, se non attraverso la decostruzione del pensiero e della personalità, è ciò che lo anima. Quella Coscienza Superiore che siamo, ma con la quale con troppa facilità dimentichiamo di identificarci, il nostro Non-essere. Perchè se fossimo Veramente, non potremmo più permetterci il lusso di fingere di Essere.

lunedì 17 novembre 2008

IL CAPPELLO MAGICO


Se pensate che sia solo un comune cappello di feltro, vi sbagliate. Se pensate che la sottile fascia scura di pregiato tessuto, che da capo a capo ne cinge la corona, lo renda semplicemente un distinto cappello da uomo, ebbene, nuovamente cadete in fallo. Sebbene esso abbia coperto il capo di molti uomini illustri, capi di stato, eminenti scienziati, ricchi uomini d'affari, uomini illuminati, questo di cui si parla non è un banale copricapo. Erano passati almeno 50 anni da quando il suo ultimo padrone, un importante uomo d'affari brasiliano, dopo una vita di successi, ormai vicino all'ora dell'addio,lo riportò nel bazar dove lo comprò. Il commerciante d'oltre oceano lo acquistò durante un viaggio a Parigi quando, ancora giovane gettò le basi del suo futuro impero commerciale. Oggi proprio come allora, il cappello fa bella mostra di sè, indossato dal manichino di legno dell'antico bazar, tuttora esistente nel quartiere ebraico di Parigi. Gli uomini d'oggi non indossano più il copricapo, solo pochi avezzi nostalgici amano ancora indossarne uno, per distinguersi, per darsi un'aria importante. Alberto Gervasi di professione architetto è uno di questi. Insolito come pochi, ama farsi confezionare gli abiti da un abile sarto veneziano. L'architetto non porta la cravatta ma possiede una fornitissima collezione di cappeli. Il primo fù un regalo del nonno materno, all'anagrafe Achille Bonomi, distinto impresario edile della brianza, il quale insegnò al nipotino l'importanza dello stile e dell'eleganza come presupposto fondamentale per uomini di successo. Aberto apprese bene quelle lezioni che il nonno, abile venditore, non impartiva con rigido rigore, ma lasciava che il loro significato s'imprimesse nella memoria del giovane, durante le narrature sotto il fico nel giardino del casale di famiglia. A Parigi per un viaggio formativo, Alberto assiste alla conferenza di un luminare, architetto genovese, il quale espone d'innanzi ad una platea di gruppi bancari, l'importanza dell'utilizzo di geometrie sacre nella cotruzione di edifici funzionali alle esigenze di istituti fnanziari e di credito. Durante la pausa pranzo, camminando per le vie della città, distratto dal vagare dei pensieri, con lo sguardo perso tra le vetrine, s'imbatte nel bazar custode del magico cappello. Come una folgore lo spirito del cappello colpisce lo sguardo distratto del giovane architetto. Tratta il prezzo con il commerciante ebreo. Lui non lo sa ancora, ma il primo passo che Alberto compirà fuori dal bazar con indosso il cappello, sarà il primo verso un futuro assurdo. Un futuro che è già passato. Passato sopito in un eterno presente. Alberto ora indossa il cappello e non ricorda più. Non ricorda davvero più il perchè della sua visita a Parigi. Piacere o affari? L'amore l'aveva forse potato lì? Mah?!? Totale amnesia. Questa non si rivela come sconforto e confusione, bensì come sensazione d libertà e d'innocenza vestita solo d'un sorriso e pochi frivoli pensieri. "Mi chiamo Alberto"- pensava - "sono qui a Parigi per..." e non poteva far a meno di sbellicarsi dalle risate che da un timido e sommesso sorriso mutavano in fragore e festa del non senso. Così, lungo le vie dei borghi, sui marciapiedi bagnati dalle secchiate dei fiorai che puliscono l'uscio delle loro botteghe, tra i crocevia dove agli angoli s'intersecavano profumi di paste e pasticcini che dai caffè permeavan l'aria fino a saturarla, insinuandosi tra le auto con autisti sempre di fretta, sempre altrove.....
così Alberto comincia il ricordo di Sè. Intendiamoci: non il sè stesso Alberto Gervasi architetto di professione, ma il Sè quello Vero, quello nascosto dietro ai titoli, le lauree, i valori, la morale, gli amori, la famiglia. Quel Sè che ha osservato quieto il divenire di Alberto per tutto questo tempo. Quel Sè che ha visto nascere Alberto e che lo ha visto morire milioni e milioni di volte. Quel Sè che è raccolto e che si dispiega solo nel proprio riflesso, nel sogno di una vita reale, di architetto italiano in viggio a Parigi. Ride Alberto, ride a denti spiegati su una bocca da Jocker, il matto, il sè stesso al contrario. Non sa perchè ride. Sa solo che quel riso così vivo è solo una conseguenza. Una conseguenza legittimata dal senso di gratitudine che ora lo pervade. Così vivo non lo è stato mai. Egli sa solo che ciò che desidera già ce l'ha. Possiede tutto. Tutto in potenza è suo e può liberamente desiderarlo e farne l'esperienza. L'amore di una donna stupenda, la ferrari che t'incolla al sedile, il castello lungo la Loira, i viaggi nei paesi più remoti, i paesaggi mozzafiato, il lavoro più creativo e appagante, la famiglia del mulino bianco, l'erba più verde, sempre più verde del vicino, la ricetta della torta di sua nonna ormai perduta - la torta e anche la nonna. Alberto si sente grato per questo, perchè ciò che desidera ce l'ha già, deve solo allungare la mano per assaporarne le forme e rendersi intimo con l'essenza dell'attrazione che anima il suo Desiderio. Capisce, nel rifugio dal mondo che il cappello rappresenta, capisce che la vita è desiderio, spinta convulsiva verso una spirale ascendente che non ha nè odore nè nome. "L'Angelo si distingue dall'umano perchè vola appagato dal suo desidero del quale vede l'inizio e la fine, nell'amore per sè stesso che avvolge la sua vita, senza il quale sarebbe uomo già seduto sulla culla della morte." Questo pensa. "Egli ama sè e le possibilità che con Sè sono nate. Nulla lo turba perchè sa che le possibilità sono la Realtà. La Realtà di chi sceglie che lo sian. Egli sceglie tutte le possibili realtà perchè per lui il tempo non è solo consequenziale, ma anche laterale. E' attraverso la lateralizzazione di esso che Egli sfugge alla morte e che rimane Sè stesso per sempre". Il cappello ha trovato il suo padrone. L'acceleratore di particelle che Alberto indossava come copricapo si è fuso con lui. Negli atomi di Alberto-non-Alberto ora risiede la sua coscienza. Nell'infinito riposa in un eterno movimento colmo di gratitudine. Lui che ha scelto Alberto come una delle possibili realtà. Ora l'ha reso partecipe e ora Alberto ha fatto pace con ciò che non pensava di essere. Ora egli infinitamente è utto ciò che pensa e non ha pensato di essere. Egli è tante volte Uno e nello Zero rivede il dorso di ciò che è stato e sempre sarà. Un sorriso semplice per un inizio così dolce, così dolcemente amaro, il ricordo di Sè.