sabato 13 settembre 2008

L'inizio della fine


Ci fù, in un tempo remoto, proprio su questo pianeta dove tu e io beviamo birra e dove, ogni tanto si vedono storie di cani e bionde amare che li portano a passeggio stretti nel loro guinzaglio, al nodo d'una cravatta stretta a quel colletto bianco, ci fù dicevo un ippopotamo blu - o almeno questo è quello che si pensava lui fosse - che chiamavano Vinos. Questo Vinos era un tipo assai particolare; diversamente dai suoi simili egli odiava l'acqua, proprio perchè appena nacque, la grassa madre blu lo abbandonò ai bordi d'un villaggio di pantere nere - felini che ripudiano l'acqua come ogni buon gattone - dove fù trovato ed allevato da Mama Boras, baffi lunghissimi, occhi penetranti e mammelle gonfie e turgide da dove usciva un nettare fabbricato dagli Dei della mammella, nettare che al giorno d'oggi chiameremmo vino. E proprio di vino si trattava. Mentre gli altri ippopotami blu passavano le giornate al fiume a mangiare pesce scandagliando il fondo argilloso, smascellandosi di tanto in tanto per qualche femmina in calore, Vinos trascorreva i giorni tra le vigne sui colli. Queste vigne cariche d'uva sempre matura erano i pascoli dove le madri pantera si nutrivano. Il vino che spillavano da quei grossi capezzoli era speciale. Esso donava la capacità di conoscere il passato e il futuro di ogni cosa dove lo sguardo dell'avido succhiatore si sarebbe posato. Un giorno come tanti altri Vinos bevve più del dovuto. Questo causò in lui una terribile visione. Vide la sua terra ingiallita ed invecchiata. Non v'erano più quei colli così carichi d'uva. Le pantere erano ritirate a vita solitaria e nutrivano i loro figli con un liquido biancastro amaro che veniva chiamato latte. Ma la cosa più terribile era che lungo tutta quella che una volta fù la sua terra, si era insediato un virus enorme che camminava ritto su due zampe, non girava con la pelle al sole, ma si nascondeva dietro maschere che chiamava abiti. Questo virus si riproduceva molto in fretta. Era un virus assai particolare, nato per distruggere- La sua ferocia a volte raggiungeva apici così alti, che gli individui di questa specie si ammazzavano tra loro, nutriti dalla loro stessa malattia, l'odio. Il virus aveva un nome, lo chiamavano Uomo. Vi erano sia maschi che femmine di questa specie, ma non v'era differenza alcuna quando si trattava della loro malvagia natura. Vinos si svegliò in preda al panico in una notte di luna piena e triste cominciò un pianto rotto solo dai singhiozzi della disperazione. Decise di porre rimedio. Cosa avrebbe potuto fare un ippopotamo blu nelle sue condizioni per salvare il suo pianeta? Questo era quanto la sua mente si chiedeva - non lo sentite parlare perchè tanto non capireste la lingua di un ippopotamo blu e io non sò scrivere nella loro lingua - senza tregua in un angoscioso barcollare tra i vigneti. Pensò che il nettare delle pantere sarebbe stata la soluzione. Il giorno seguente trovò la Radice Madre delle Piante che meravigliosamente dissetavano le pantere. Sapeva che questa radice aveva un potere speciale: se leccata esprimendo un desiderio questo si sarebbe avverato. La sera stessa compì il sacrificio. Leccò il radicione e si trasformò in uomo. Si sentì tutto d'un tratto colmo di solitudine. Volle per sè una femmina. Leccò nuovamente la Sacra Radice. Ebbe una donna. Una stupenda donna. Copularono ripetutamente per non sentire il senso di vuoto che contorceva loro le budella. Nacquero dei figli. Il vuoto non se ne andò, crebbe nei suoi figli come in lui. Crebbe nei suoi nipoti e nelle generazioni a venire. Per colmare questo vuoto decise di fabbricare con le sue mani quel nettare magico che quando fù ippopotamo lo rendeva Vero, in pace e colmo di Sè. Creò il nettare che chiamò vino. Ne diede da bere ai figli e ai figli e alle figlie dei suoi figli. Essi si sentirono colmi, ebbri, ma non più uomini. Non poteron far a meno del nettare del quale s'ubriacaron ripetutamente, giorno dopo giorno. Il vuoto non scomparve. Egli non può scomparire, può solo cambiar forma. Mutò così in odio. Egli divenne la natura più intima dell'uomo. Egli si fece uomo. Fù così che l'uomo cominciò ad odiare per sentirsi vivo. Fù così che l'essere umano nato dall'ippopotamo diede Inizio alla Fine.

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